Essere mamma oggi è una sfida non indifferente.
Una volta il compito delle donne era badare ai figli e alla casa. Si viveva in grandi case con tutta la famiglia e quando una donna partoriva aveva intorno tutte le altre per accudire lei e il bambino. Non c’erano esperti di vario genere, non c’erano rubriche internet a spiegare come fare. L’istinto guidava e la mamma era davvero l’ esperta del suo bambino.
Oggi le mamme sono circondate  da tante figure professionali: ostetriche, infermiere, consulenti dell’allattamento, pediatri, specialisti di ogni tipo. Accanto a questo, ci sono parenti e amici che, con le migliori intenzioni, offrono consigli e opinioni. A volte, però, questa abbondanza di indicazioni può generare confusione e far nascere dubbi.
Dorme troppo o troppo poco? Mangia poco o sta sempre attaccato al seno? Tenerlo in braccio lo aiuta o lo vizia? Dare l’aggiunta è un aiuto o un fallimento? E se l’allattamento non funziona come dovrebbe, perché tutti dicono che “tutte le donne hanno il latte”, ma tu fai fatica?
In mezzo a tutte queste voci, una madre può sentirsi smarrita e inadeguata.
La donna spesso soffre dolori indicibili. Eppure, intorno a lei, l’immagine della maternità è quella sorridente, luminosa, perfetta. Le fotografie raccontano felicità, armonia, bellezza. Ma la realtà può essere più complessa: stanchezza, fragilità, incertezze, lacrime che arrivano senza preavviso. Il mondo ci racconta che Bisogna essere sorridenti e felici, in foto condivisibili sui social che mostrino tutta la bellezza dell’ essere madre. E se per sbaglio, tu sempre felice non lo sei, perché non dormi una notte da tante notti, ti senti stanca, il tuo bambino piange e tu non sai il perché, ti senti in colpa oltre che sbagliata. Perché diciamocelo, mettere al mondo un figlio è ciò che di più spettacolare la natura potesse programmare e certamente tutto il nostro organismo si adopera per tenere in vita l’ esserino che stringiamo tra le braccia, ma spesso tante madri si ritrovano sole a dover affrontare tutto questo, che comporta un carico di dolore fisico, cambiamenti psichici e un emotivo fragile, che cerca di restare insieme in tutti i suoi pezzi, dovendo occuparsi di una creatura che chiede il 100% di lei e della sua presenza, ma lei quel 100% non ce l’ ha. Ed essere sempre felici e sorridenti non è così facile e nemmeno così reale.


La gestione quotidiana di un neonato, soprattutto i primi tempi, richiede un periodo di adattamento costante perché i ritmi non sono prevedibili, le notti sono sempre diverse, i momenti della poppata cambiano ogni giorno. Le mamme avrebbero bisogno di un supporto costante soprattutto per poter riposare quando non sono impegnate ad allattare, ma spesso i padri non possono essere presenti perché il lavoro non lo permette. (E su questo dovremmo scrivere un altro articolo perché non è solo scandaloso, è addirittura aberrante. Si delega alla donna tutta la gestione del bambino come se fosse solo affar suo, privando i padri del loro diritto di costruire un attaccamento importante con il loro bambino e si rimanda anche l’ immagine che il padre deve lavorare e portare a casa lo stipendio mentre la madre deve “solo” badare al bambino.)

In tutto questo adattamento entrano anche le visite di parenti e amici per vedere il bambino. Vorrebbero aiutare le mamme, stare loro accanto, ma spesso la neomamma vorrebbe solo poter riposare un po’, girando costantemente in pigiama , trascinandosi da una stanza all’ altra e mangiando quando capita e quello che c’ è.
Ci sono domande ripetute: “Lo allatti?”, “Dorme?”, “Lo tieni in braccio?”. Domande che spesso nascono dalla curiosità o dall’affetto, ma che possono essere percepite come giudizi .


Sembra che tutti sappiano esattamente cosa dovrebbero fare, tranne la mamma e il bambino. E questo è paradossale.
Chiaramente emergerà un senso di inadeguatezza nel sentito della mamma che percepirà anche un costante giudizio e valutazione sul suo bambino.
Eppure quel bambino di pochi chili sta vivendo una trasformazione immensa. È passato da un ambiente caldo, avvolgente, in continuo movimento e con rumori incessanti, ad un mondo nuovo, fatto di luci, silenzi e distanze. Una creatura che in un minuto comincia a respirare da solo, a prodigarsi per mangiare e garantirsi la sopravvivenza, che modifica il pianto per comunicare i suoi bisogni gestendo la frustrazione di non essere compreso, ma con una fiducia smisurata in coloro che lo tengono in braccio, lo spostano, lo lavano, lo vestono, tutto senza che possa comprendere esattamente cosa gli stanno facendo.
Dovremmo metterci per un momento nei suoi panni (senza parole, senza gesti , senza autonomia, con bisogni intensi e urgenti ) così potremmo guardare con occhi diversi ciò che chiede.
Troppo spesso diamo per scontato tutto quello che i bambini fanno, senza dargli alcun valore. Pretendiamo che sappiano già come vivere e che si adattino perfettamente ai nostri stili di vita, senza renderci conto di quanto gli stiamo chiedendo e di quanto stiano già facendo e spesso con il sorriso.


E la mamma no, non ha ancora tutte le risposte, le sta piano piano costruendo insieme al suo bambino, ma non ha bisogno di dubbi e domande continue, di essere ricoperta di opinioni diverse e incoerenti. Ha già le sue incertezze, la sua paura di sbagliare, le sue inquietudini.
Una mamma ha bisogno di riposo, di calma, di silenzi, di comprensione. Ci saranno momenti in cui riderà di gusto, altri in cui piangerà disperata. Momenti di leggerezza e momenti di angoscia profonda. Alle volte guarderà il suo bambino con sguardo tenero, altre con l’aria stanca e affranta. Si sentirà sbagliata per la maggior parte del tempo, penserà di non essere abbastanza per il suo bambino e per la sua famiglia; se ha altri figli si sentirà in colpa, avrà mille dubbi e perplessità.


Se davvero si desidera sostenerla, portatele pasti caldi che possa mettere in freezer, offritevi di tenere il bambino dopo che è stato allattato in modo che possa riposare un pochino, ripetetele che è stata scelta dal suo piccolo ed è la cosa migliore per lui; ditele che anche se non ha tutte le risposte, le troverà o le troverete insieme, che è perfetta così com’è, che è un periodo magico ma stancante e che è normale sentirsi così.
La maternità non ha bisogno di essere perfetta. Ha bisogno di essere sostenuta,accolta, ascoltata e rispettata.