“L’Italia è un paese fondato sui nonni”, una frase che a volte dichiaro sarcasticamente e anche seriamente. Per le famiglie che hanno la fortuna di poterne godere sono una risorsa, una mano santa a fronte di servizi e sistemi lavorativi carenti oppure economicamente molto onerosi. Per altre possono risultare, permettetemi il termine “una spina nel fianco”.
Rispetto ad un tempo il famoso Villaggio attorno alla famiglia si è di molto…sfollito. Se una volta potevano esserci nonni, ma anche zii, cugini, vicini di casa, adesso siamo più isolati (e ci isoliamo). Oltre a perdere il villaggio il bambino rischia di perdere anche la diversificazione, della relazione ma anche del sistema educativo per potersi costruire egli stesso un modello, un bagaglio a cui accedere per arricchire carenze o attingere al bisogno. Famiglia non significa perfezione ma esperienze primarie, esserci sempre uno per l’altro, nella gioia e nel dolore; dovrebbero essere e favorire, queste esperienze, un attaccamento sicuro e solide basi emotive, laddove ciò non avviene, però, diventa vitale poter avere supporti, esempi differenti per potersi creare un differente futuro.
La chiusura della famiglia ai membri stretti stà avvenendo in parte per meccanismi difensivi, l’essere umano di oggi si sente minacciato molto più di un tempo (e sotto certi aspetti lo è), in parte perchè a cambiare sono proprio le modalità di relazione, il significato e il valore che diamo alle parole : fiducia, accudimento, reciprocità. Siamo, in generale, individui più isolari rispetto ad un tempo.

Tanti genitori non chiedono aiuti per vergogna e senso di colpa, altri perchè non vogliono disturbare, altri ancora perchè temono che metodi educativi differenti possano “rovinare” il lavoro svolto a casa.
Una classica scena può essere :
“Mamma non dare le merendine al piccolo perche …(ha già fatto merenda, non voglio introduca zuccheri ecc)” e scoprire che invece in sordina veniamo sorpassati; oppure l’utilizzo di premi e punizioni o ancora domande e dialoghi ed uno stile di comunicazione diciamo …antica. Di esempi se ne possono fare molti ( e anzi, ti invito a scrivere alla nostra mail rispetto a accadimenti, paure e perplessità quando il o la bimba è dai nonni) e può diventare difficile riporre fiducia nel tempo che il bambino trascorre con i nonni.
Molte volte si attivano dinamiche precedenti ancora non risolte tra genitore e figlio , molte altre la difficoltà è nel dialogare con chi nostro genitore non è (suoceri o componenti della famiglia del partner), altre ancora accade una lotta tra convinzioni, condizionamenti, ideologie e conoscenze, di cui purtroppo i bambini pagano il prezzo.
Mettiamo alcuni punti cardine: il genitore è il titolare della squadra. Con questo non dico che il nonno sia la riserva ma che ha proprio un altro ruolo. Per quanto i bimbi possano amare i nonni, ciò che fanno, dicono, pensano i genitori ha un peso specifico molto più alto nelle loro menti e nel loro cuore. Questo per chiarire una volta per tutte e per entrambe le parti che non esiste una competizione! Eppure il nonno in qualche modo sente di doversi guadagnare quell’amore e, talvolta, utilizza metodi, scorciatoie per essere desiderabile.

Il cuore dei bambini è abbastanza grande per amare tutti, in modi diversi seppur con la stessa intensità, avendo ben presente in sè i ruoli di ciascuno. Questo riporta ad una grande responsabilità. Sono mamma e papà che creano le fondamenta della casa.
Nel pratico : i bambini sono in grado di distinguire regole e abitudini differenti in luoghi differenti fin da piccolissimi. Un buon approccio può essere “Sò che dalla nonna guardi i cartoni al pomeriggio, qui a casa preferiamo leggere dei libri”, “Sò che la nonna ti imbocca per mangiare, qui a casa puoi sperimentare le posate in autonomia.” E via dicendo…Può capitare che ogni tanto possa esserci protesta, ed è anche sana, non è eliminando i cartoni dalla casa dei nonni che si risolve il problema ma marcando confini chiari. I bambini applicheranno comportamenti ( e richieste) diverse per diverse circostanze. Ovviamente è utile individuare e difendere pochi ma imprescindibili principi che vogliamo essere rispettati (es. niente schermi dopo le 18 oppure niente punizioni ecc)
La comunicazione diretta con il bambino è una chiave molto utile anche nei momenti in cui avvengono dialoghi del tipo “Se non mangi tutto poi la nonna diventa triste.” Che noi possiamo tradurre al bambino con “Forse la nonna voleva dire che se hai ancora fame puoi finire tutto ma se il tuo pancino è pieno ascoltalo e fermati pure.” (davanti alla nonna)
Questi sono messaggi diretti per i bambini e indiretti per gli adulti, chi vuole cogliere, colga, come si suol dire. Assicuro che i bambini la nostra voce la colgono sempre (nel bene e nel male purtroppo). Per cui “se non dai un bacio al nonno poi piange” può diventare “Tesoro, il nonno vorrebbe dirti che gli piacerebbe ricevere un tuo bacio ma tu sei libero di scegliere cosa fare e puoi anche dire di no”.
Ovviamente esiste anche la via diretta che può riscontrare resistenze e difficoltà con la gestione emotiva della faccenda. Possiamo tentare di passare ai nonni un metodo educativo dolce e a lungo termine laddove si apra la capacità di accogliere, rinnovarsi e sperimentarsi e, onestamente, esistono nonni che si mettono in discussione moltissimo e con i nipoti cercano, in qualche modo, una redenzione della loro vita da genitori. Lo possiamo fare con quella pazienza, calma e fiducia che diamo ai bambini alle prime armi con la vita (perchè d’altronde, nella maggior parte dei casi, è tutto materiale nuovo per loro), con uno sguardo di amorevolezza e gratitudine.
Con chi resta più tenace nel tenere il punto le valutazioni da fare sono in termini di costo/beneficio. Se davvero il tempo passato con i nonni risultasse deleterio per l’ambiente psichico di bimbo e genitori ecco forse la soluzione migliore è ridurlo al minimo per noi accettabile e farsi sostenere da altre figure. In alcuni casi le battaglie educative diventano terreno fertile per litigi e allontanamenti rischiando di perdere totalmente persone che, in ogni caso, sono significative per i piccoli.
Se poi parliamo di figure tossiche, violenze fisiche e/o verbali, allora forse può essere preferibile l’evitamento.
L’ esperienza della genitorialità è unica e molto riferita ai bambini che siamo stati, previa percorsi interiori di conoscenza e pacificazione (che non sempre tutti fanno, anzi). Partiamo dal presupposto che ognuno fa sempre il meglio che può con gli strumenti che ha, nonni inclusi.
Quando un genitore diventa nonno vive una seconda possibilità di accudimento, che nasce anche dalla possibilità di un intermezzo. Non essendo il genitore può concedersi quello stare con meno dubbi, meno peso e responsabilità e godersi il lato “bello” della cura, del mostrare la vita con gli occhi della saggezza e del tempo lento. Idealmente. Nella realtà il nonno che è stato genitore è stanto anch’egli bambino e tutta questa vita che gli è passata dentro, per ognuno può avere avuto effetti differenti. Quanto può essere difficile sentirsi dire da tuo figlio come si fa? Quante ferite antiche può aprire? Quanto può essere difficile avere paura che le scelte prese dai tuoi figli come genitori possano essere rischiose e non avere nessun potere decisionale?
La maggior parte dei comportamenti ostili vengono dalla paura, da entrambe le parti. Paura di essere inadeguato, paura di sbagliare, paura di non essere amato, paura di essere tradito…
La paura allontana dall’amore e ci riporta ad essere isolati. Molte volte mettersi a tavolino e parlarne apertamente può essere difficile e anche enormemente utile a portare guarigione per tutti quanti.
Che rapporto avevi con i tuoi nonni? Che tipo di nonno o nonna sei? Come stai vivendo il ruolo dei nonni nella vita di tuoi figlio?
Se lo desideri ti leggiamo volentieri.