Negli ultimi anni il gentle parenting è diventato uno degli approcci educativi più discussi e più fraintesi.

Per alcuni è una rielaborazione estrema di un infazia repressiva e può portare ad un erronea interpretazione del ‘metodo’ giustificando la comprensibile fatica nel mantenere limiti sani e gestire crisi emotive dovute alla rabbia o frustrazione.

I principi fondanti del gentle parenting sono il rispetto, l’ empatia, la connessione e la guida autorevole, con un macro obiettivo che è l’educazione a lungo termine.

Spesso, ancora oggi, il bambino in quanto tale non viene visto come un essere umano degno di rispetto, verità e dignità.

Punizioni e umiliazioni vengono ancora utilizzati come mezzi di correzione e obbedienza: portano ad un risultato immediato e inibiscono il comportamento non desiderato. Ci si dimentica che il bambino di oggi stà processando, attraverso il suo neuro-psico sviluppo, l’adulto di domani e che in questi casi ciò che apprende lo apprende attraverso la paura o la gratificazione esterna e che questi stessi schemi andrà a riproporre in età adulta.

L’educazione a lungo termine richiede più tempo, ma prima di tutto richiede PRESENZA INTERIORE. L’educazione gentile ha una imprescindibile clausula: guardarsi dentro. Per sostenere la regolazione bisogna essere regolati, per validare le emozioni bisogna saperle riconoscere in sè e tutta una serie di processi che, inevitabilmente, ci mettono in relazione con il bambino che siamo stati ed i relativi dolori impressi incluso quello di dover smontare la struttura che in anni abbiamo tirato su in base a quelle esperienze.

Inevitabilmente l’educazione gentile porta ad occuparsi di due bambini, il nostro e quello che siamo stati.

Cosa non è, dunque, il gentle parenting? Non è permissimismo, non è nascondere le proprie emozioni (incluse quelle meno accolte come la rabbia), non è evitare il no, non è lasciare il bambino solo nell’apprendere la regolazione, non è punire dicendo mi spiace, nè umiliare chiedendo per favore. Non sono (solo) le parole gentili che rendono il metodo educativo, un metodo gentile.

I genitori di oggi magari non picchiano (si spera) ma attuano umiliazioni verbali ed emotive che possono arrivare dallo scherno, da punizioni e privazioni senza senso logico, da urla e richieste non adeguate ma anche dalla privazione del NO o dall’eccesso di negazioni. Anche questi sono maltrattamenti, più fini, più sottili e legittimati perche, in fondo, non ti ho mica dato uno schiaffo no?

Come si pratica dunque il gentle parenting?

  • Validare l’emozione. Validare significa permettere ad ogni emozione di essere vissuta in sicurezza (di sè stessi, degli altri e dell’ambiente), non esistono emozioni negative. I bambini hanno bisogno di sentire, riconoscere, nominare e incanalare, per fare tutto questo è necessario che, nei primi anni della loro vita, vengano accompagnati attraverso la co-regolazione. “stai vivendo questo, lo capisco, sono qui se hai bisogno, ti offro un modo” . Esempio ” capisco che tu sia arrabbiato ma non posso permetterti di picchiare, se vuoi possiamo fare dei salti altissimi per liberare il corpo da tutta questa energia”
  • Connessione e fiducia. Nella vita frenetica che viviamo tutti, bambini comprensi, fatta di corse, orari, impegni, incastri, vengono dimenticati alcuni tra i bisogni di base come quello della connessione profonda ed intimità. Tante volte i nostri bambini quando ci vedono sembrano come molle impazzite e pare facciano di tutto per portarci all’esaasperazione. Nella maggior parte dei casi è bisogno di connessione, di momenti dedicati in cui smettere di fare e solo stare insieme, in cui proviamo noi adulti ad entrare nel loro mondo, guardare con i loro occhi in modo attento e sinceramente interessato. Una lettura, un gioco insieme, una coccola senza cellulari e distrazioni sono alcuni tra i mezzi di connessione. Una buona connessione agevola l’ascolto e la collaborazione, un bambino che si sente al sicuro è più disposto a collaborare. Per fare tutto questo bisogna prendersi cura della relazione in modo costante.
  • Stabilire limiti chiari. Costruire confini sicuri e coerenti aiuta i bambini ad essere parte del progetto, parte della soluzione a fronte di difficoltà e a sentirsi visti e tutelati. Cercheranno di valicarli? certo. E’ difficile a volte mantenere la coerenza e l’attenzione a farli rispettare? eccome. Ma cercare di valicare i confini è il ruolo del bambino, mantenerli è quello del genitore. “Cosa succede se?” è il lavoro del bambino. “Ti accompagno in una crescita adeguata ai tuoi bisogni e alle tue competenze” è il lavoro del genitore. Se il genitore per primo trasgredisce perde di credibilità. Se il confine è lesivo per la dignità del bambino perde di fiducia e connessione. Quella dei confini può essere una sfida ardua e interessante di cui parleremo approfondendo nei prossimi articoli.
  • Gentilezza si, nelle parole, nei gesti e nei pensieri. Ricorda che per il bambino, come lo vedi, si vede. La gentilezza passa anche dalla comprensione che siamo esseri umani e fallibili in quanto tali, può capitare di sbagliare e per il bambino è importante sapere che è possibile riparare; anche i grandi sbagliano e nessun errore sarà mai così grande da sciogliere l’amore che vi lega. Quando il bambino vive tutto questo, lo fa suo e lo replicherà.
  • Visione a lungo termine. Solo perchè a fronte della minaccia di negare il gelato il bambino ha spento la tele, o alla promessa di un videogioco nuovo il bambino si è comportato in modo adeguato non significa che abbia compreso. La ricompensa o la privazione esterna ha solo spostato l’attenzione. E’ questo che vogliamo? che diventi un adulto in grado di obbedire o disobbedire solo grazie a premi e punizioni? Oppure vogliamo che sviluppi coscienza, etica e morale e si muova per senso critico? La motivazione intrinseca è 10 volte più radicata e forte di quella estrinseca e contribuisce ad uno sviluppo sano dell’autostima.

Ora che abbiamo approfondito un pochino l’educazione gentile come definiresti la tua? Pensi possano essere strumenti utili? Hai sperimentato qualcuna di queste situazioni? Ti leggiamo volentieri.