La nutrizione umana è contornata da preoccupazioni continue. Prima l’allattamento (quando, quanto, per quanto, di che tipo ecc…); poi si entra nella giostra dello svezzamento (auto, classico, cronoinserimenti si o no ecc…); quando si pensa di aver trovato finalmente la quadra, intorno ai 2 anni inizia un’altra meravigliosa fase che è quella della selettività.

E’ molto importante considerarla come tale, cioè una FASE, che ha, dunque, una fine. Tanto però conta come arriviamo a questa fine e come attraversiamo questo momento, i cui frutti si raccoglieranno poi in preadolescenza e oltre.

L’educazione alimentare parte dalla relazione, dalla tavola e dal clima emotivo intorno al nutrimento. Un clima emotivo sereno, privo di angosce riflesse, promuove nel bambino un approccio libero, sicuro e disteso con il cibo.

Un bambino che “prima mangiava di tutto”, improvvisamente “non mangia più niente” oppure “mangia solo poche cose e sempre le stesse”. Cosa è accaduto nel mezzo?

Nel mezzo accade l’Io! Generalemte intorno ai 2 anni inizia l’affermazione del Sè. Il bambino mostra interesse nel fare le cose da solo, si oppone alla routine, batte e punta i piedi anche su situazioni che in precedenza funzionavano benissimo. A questo si aggiunge una maggior consapevolezza del corpo, del movimento e la realizzazione di causa-effetto sul mondo circostante.

Il rifiuto e la richiesta del cibo sono parte di questo “mondo” e della relazione con lo stesso che il bambino stà approfondendo. Uniamoci, come ciliegina sulla torta la Neofobia alimentare. Questa si presenta tra i 2 e i 6 anni (talvolta anche oltre) ed è il rifiuto di cibi nuovi o cibi conosciuti ma presentati in modo diverso (le classiche crisi da biscotto rotto o banana sbucciata). E’ una risposta evolutiva che serviva ad evitare di ingerire sostanze potenzialmente pericolose. Questi dati ci servono per ricordare che:

Il nostro bambino non è impazzito di colpo.

Non fa i capricci.

Non necessariamente è colpa dell’adulto

E’ una fase (lo ripeterò molte volte) che nasce da una richiesta/risposta evolutiva.

Da questo momento in avanti però il nostro operato diventa essenziale per uscirne nel miglior modo possibile, che si auspica essere tornare a mangiare di tutto un po, tenendo ovviamente in considerazione i gusti personali (che, attenzione, possono comunque subire cambiamenti in base al condizionamento dell’ambiente).

Cosa fare allora , anche per sopravvivere a questa fase?

  • Evita di arrabbiarti o prenderla sul personale: sò che può essere molto snervante vedere rifiutato un cibo preparato con amore (magari anche per l’ ennesima volta) eppure non è una questione personale. Il bambino non stà dicendo no a te, nè alla tua cucina, neanche se ti dice “che schifo”. La rabbia o la paura (che non mangi abbastanza ad esempio)  può generare difficoltà nella vostra relazione e mettere il cibo come mediatore, legante o attivatore.
  • Continua a spaziare nelle proposte. Quando il bambino mangerebbe solo pasta in bianco e pasta al pesto ed inizi ad “accontentarlo” purchè mangi non farai altro che rinforzare la selettività. E’ come dirgli “hai ragione a non volere nient’altro”. Fai in modo che sul tavolo ci sia varietà più un alimento che mangia di sicuro. Esempio un poco di pasta in bianco ma anche delle zucchine , delle polpette. Averne anche solo due piccoli pezzetti nel piatto (anche se guardati con sdegno come fossero dei mostri orribili) aiutano a comunicare “questo cibo è sicuro”.
  • Evita di connettere il cibo a premi e punizioni: esempio “se mangi tutto puoi guardare i cartoni”, “puoi avere il dolce se finisci la minestra”. Qui devi/dovete come famiglia dichiararvi delle regole fisse. Se per voi il dolce non è un problema a fine pasto, non lo deve diventare mai. Se è un eccezione la si deve contestualizzare (compleanni, feste, evento appunto eccezionale) ma non può essere connessa al comportamento del bambino. Se utilizzato come premio quello che il bambino imparerà sarà che non contano i suoi segnali di fame e sazietà , conta arrivare al dolce e che il dolce (nell’esempio specifico) bisogna meritarselo. Questo indurrà a doverselo meritare per sempre e a catalogare il dolce come cibo proibito/desiderato creandone un associazione emotiva malsana. (ne parleremo meglio in un altro articolo). Il cibo è cibo, null’altro.
  • Evita di dare troppe alternative. La cucina di casa non è un ristorante. Al bambino non bisognerebbe chiedere “amore cosa vuoi oggi per pranzo?” Al massimo si può chiedere “Preferisci X o Y?” Salvo esigenze specifiche, al bambino si propone quello che è stato pensato per tutti, con ,al massimo, un alternativa (in quantità limitata comunque, non a self service). Se a quel pasto mangerà poco o niente, recupererà al successivo. Nella nostra parte di mondo i bambini (fortunatamente) non muoiono di fame, ma hanno spesso gravi carenze nutrizionali ( a prescindere dal peso). Per questo la nutrizione del bambino può essere una buona spinta per mettere mano alla nutrizione di tutta la famiglia.
  • Utilizzare un esposizone graduale e senza forzature. Gli ultimi studi hanno dimostrato che la neofobia verso un alimento si riduce o supera del tutto dopo circa 20 esposizioni. Sono tante, sono 20 volte di zucchine rifiutate, spinaci riciclati, fagioli sputati e pomodori volanti. Magari potrebbero non essere 20 ma 30, il principio di base è non far sparire un alimento nè dalla vista nè dal piatto solo perchè viene rifiutato ma dargli speranza.
  • Condividere i pasti e le preparazioni. E’ una regola aurea perchè nella condivisione, osservazione e imitazione il bambino apprende e si orienta. Se a noi non piacciono gli spinaci o li managiamo solo perchè a dieta (e quindi forzatamente) sarà molto difficile che il bambino li veda come la cosa più buona del mondo. Inoltre il contorno del pasto sono le relazioni, poter vivere quel momento come ricongiungimento e condivisione della giornata è parte integrante del nutrimento.
  • Portare consapevolezza al bambino che vive in te e al tuo rapporto con il nutrimento, il rifiuto o il desiderio del cibo.

Stai vivendo una fase di selettività del tuo bambino? Come stà andando? Se hai voglia di condividere la tua esperienza, scrivici, magari possiamo aiutarti o scoprire nuove strategie!