Non solo d’arcobaleno sono fatte le famiglie speciali.
Se ci caliamo insieme in una qualsiasi cittadina del mondo le esperienze di famiglie diverse da ciò che viene definito “normale” sono innumerevoli. Parleremo di alcune di loro e di come a livello emotivo, emozionale e formativo possano contribuire allo sviluppo della persona.
Abbiamo le famiglie cosiddette allargate fatte dai secondi matrimoni di mamma e/o papà in cui il nuovo compagno/a possono diventare adulti di riferimenti per i bambini, fare parte della loro vita significa avere il desiderio di accoglierli e con delicatezza trovare un posto nella loro vita sapendo benissimo di non essere genitori ma poter avere un ruolo educativo e significativo nel loro sviluppo. Questo assetto richiede molta maturità da parte degli adulti, dialogo tra tutte le parti in campo (ex, attuali, attuali tra ex e ex tra ex) ed un unico focus comune che è la tutela dei piccoli. “Ma il bambino così si confonde”; no affatto, i bambini hanno ben chiero chi è cosa, a loro vantaggio possono avere la possibilità di potersi appoggiare a più adulti di riferimento di fiducia e con i quali sentirsi a casa.
Poi le famiglie mono genitoriali, per svariati motivi (fecondazione, lutto, allontanamento dell’altro genitore dalla vita del bambino ecc), che possono vivero lo stigma del “Eh ma così non ha il riferimento del papà/mamma.” Quante famiglie standard conoscete in cui, per un motivo o per un altro un genitore si ritrova a dover coprire tutti i ruoli? Si auspica che un bambino, da qualunque tipologia di famiglia arrivi, possa essere circondato da un villaggio, all’interno del quale poter trovare ed attingere a figure di riferimento maschili e femminili che possano sostenerlo nella formazione della sua identità. L’influenza del villaggio i bambini la vivono in ogni caso, nel caso ad esempio di una famiglia standard disfunzionale, possono essere salvifiche alternative dalle quali attingere in un futuro per poter avere esempi di relazioni sane. Dunque no, alle famiglie mono-genitoriali non manca nulla.
Poi esistono le famiglie che in gergo vengono definite arcobaleno formate da coppie dello stesso sesso alle quali vengono mosse le stesse critiche delle famiglie monogenitoriali, alle quali si aggiunge la preoccupazione della comunità rispetto all’orientamento sessuali dei bambini appartenenti. No, bambini cresciuti da coppie omogenitoriali non hanno statisticamente nessuna prevalenza di omosessualità. L’orientamento sessuale è un fattore indipendente.
Esistono famiglie adottive, che hanno il compito (grande, immenso) di portare nel cuore la famiglia del bambino/a accolto. Il genitore adottivo non è di serie B, ama, cura, protegge, cresce esattamente come qualsiasi genitore può fare, talvolta anche molto meglio. E’ una scelta di cuore, un impegno per la vita che non è detto che un genitore biologico sappia sostenere. La dote genitoriale non viene rilasciata a tutti dal momento in cui si mette al mondo un figlio, può non essere spontanea, può non presentarsi mai. Generare non significa saper amare ciò che si è generato. Costruire la relazione con il proprio figlio è un impegno attivo richiesto a qualsiasi tipo di genitorialità.
Dove nasce la difficoltà nell’accogliere con assenza di pregiudizio modelli familiari differenti?
La credenza comune lascia intendere che un bambino emotivamente sereno debba vivere in un nucleo familiare composto da mamma, papà, eventuali fratelli ed eventuali nonni. La cronaca ma anche le evidenze ci mostrano, purtroppo, come questa credenza possa essere smentita facilmente in qualsiasi contesto socio-economico-culturale venga proposta. Può accadere, si, che un bambino in un nucleo familiare “classico” possa avere uno sviluppo neuro psichico armonioso ma non è la regola.
Quando negli anni ’70 è stato introdotto il divorzio, il bambino ‘vittima’dell’accaduto veniva visto come un diverso, un potenziale problematico. Ad oggi posso affermare con assoluta certezza che i bambini di genitori che si separano civilmente continuando a mantenere il ruolo ed il rapporto genitoriale possono essere molto più sereni ed equilibrati di bambini che vivono in una famiglia ‘standard’ contornata da conflitti più o meno espliciti, radicati e disfunzionali.
Direi piuttosto che ciò che sostiene il bambino nella sua crescita felice è la cura e l’attenzione all’ambiente che gli si crea intorno; ambiente fisico, psichico ed emotivo, l’ambiente tangibile e quello non tangibile. Un ambiente fatto di amore, comprensione, ascolto, sostegno, coregolazione, condivisione, sani confini e dialogo è SEMPRE un ambiente fertile per una crescita felice.
Che questo significhi crescere con due papà, due mamme, un papà solo, una mamma sola, un papà e una mamma che vivono in case separate, una nonna e uno zio, un fratello, e tutte le varie forme di famiglia è veramente indifferente al fine ultimo dell’armonia dell’individuo.
E di molte molte altre tipologie di famiglie potremmo parlare ,se vuoi puoi scriverci la tua esperienza, ti leggiamo con piacere!