Quando si diventa genitori nasce un sentimento mai provato prima. Se immagino il cartone inside out, possiamo dire che l’ isola della genitorialità nasce nel momento in cui viene al mondo un figlio. Possiamo immaginarla tante volte, possiamo anche credere di sapere come saremo quando avremo un bambino, ma sarà poi solo dal momento in cui lo prenderemo tra le braccia che l’ isola apparirà nella nostra mente e inizierà a costruirsi.
Con i figli nasce “l’ amore incondizionato”, quello che esiste a prescindere da quello che dicono o quello che fanno, che continua a crescere giorno dopo giorno e che non si aspetta nulla in cambio. Questo tipo di sentimento ci permette di sentire quello che sentono i figli. Provano dolore? Lo prova anche il genitore. Sono felici? Siamo sinceramente e totalmente felici con loro.
Se ci riflettiamo è raro, molto raro, provare davvero una totale e sincera felicità per qualcun altro, senza una punta di invidia. Senza un “perché a lui sì e a me no?” ; senza sentire nel profondo quel piccolo moto di fastidio quando noi facciamo fatica e sembra che per gli altri la vita sia facile. Perché a restare in questo pensiero, erigeremo il famoso tempio del “Allora non me lo merito”.
Quando un figlio ottiene un successo è un po’ come se lo ottenessimo anche noi, per cui il moto di invidia sotterranea che a volte si cela nei rapporti, non esiste.
Cosa possiamo trarre da questo?
I figli ci portano sentimenti puri, puliti, e noi abbiamo modo di osservarci, di vedere e comprendere se e quando questi moti ci attraversano e dove ci portano. Spesso viviamo la competizione:
“Sai che ho terminato questo corso e ho ottenuto un buon risultato?”
“Ah bene, sai che anch’io ho intrapreso quest’altro percorso e mi sta portando grandi risultati? ”
Eccola lì, la competizione istantanea. Se io ho compiuto qualcosa di speciale, l’ altro ha realizzato qualcosa di ancora più grande.
E questo c’è, ahimè, anche nella sfortuna.
Io ho male ad un gomito, il mio amico/a ha un problema più grave. E via così, come se fosse sempre tutto una gara. Perché se io ho qualcosa in più, che sia nel bene o nel male, vinco. Che vinca pena, pietà, tenerezza, orgoglio, non fa molta differenza, perché comunque sono “visto” e sono abbastanza. Se tu sei più bravo, io lo sono meno. E viceversa. Il pareggio o addirittura l’ essere insieme nella stessa luce, non è contemplato quasi mai.
I figli possono insegnarci una lezione molto importante: se io gioisco sinceramente per un’altra persona non tolgo niente a me. Sembra banale, scontato, ma non lo è. L’ Universo ha una fonte infinita di Gioia. Se mi nutro della felicità altrui potrò goderne anche io perché gioia attira gioia. Anche nei rapporti di amicizia più sinceri, molto spesso si nasconde un’invidia sottile, dettata dall’ insicurezza, che ci porta o a distanziarci quando un amico è felice mentre per noi è un periodo difficile, o a fingere felicità per il successo dell’ altro.
I figli invece vengono avvertiti come un’ espansione di noi. Se mio figlio è bravo in qualcosa sono fiero di lui perché in qualche modo, in quel “bravo” ci sono anch’io.

L’invidia infatti ha un lato che la controbilancia: l’Ammirazione. È il lato buono. Quello che ci fa dire: ” Caspita che bel successo che hai ottenuto! Potrei averlo anche io se ci lavorassi.”
L’ Ammirazione porta a fare dei passi per raggiungere degli obiettivi. L’ invidia porta a macerare dentro dando la colpa all’ esterno per i nostri insuccessi.
Per questo è importante accrescere l’ Ammirazione.
Come?
È un esercizio quotidiano. Prova anche tu!
Ora ti mostro lo slogan anti-invidia !
3 esercizi per te
30 giorni di pratica
Trasformerai l’ equazione OSSERVO-INVIDIA-RABBIA-SENSO DI INADEGUATEZZA
In INVIDIA -OSSERVO-AMMIRO-IMPARO-AGISCO
L’ invidia è un sentimento umano. Provarla è naturale. Trasformarla in ammirazione è ciò che ci spingerà ad agire anziché a crogiolarci nella rabbia e nella frustrazione.
Esercizio 1:
Scrivere 3 cose di te che hai apprezzato nella giornata.
Possono essere cose piccolissime, come l’ aver fatto una telefonata anche se non ne avevi voglia o aver pazientato in attesa dell’ autobus. Semplicemente tre cose di cui sei stato fiero.
Questo esercizio aiuta ad accorgersi delle piccole azioni quotidiane, a guardarsi con occhi gentili e a darsi il giusto valore.
Esercizio 2:
Scrivere ogni sera 1 qualità precisa di una persona che si ammira.
Es. Ammiro la pazienza di …
Individuare una qualità precisa, ci allena ad osservare attentamente che cosa ammiriamo e ad evitare confronti.
Esercizio 3:
Prendere ispirazione. Domandati: che cos’ ha quella persona che io vorrei tanto? Quali qualità ha messo in campo per ottenerla? Quali posso mettere in campo io?
Questo ci porta ad osservare che cosa ammiriamo degli altri senza svalutare nessuno e anzi, ci spinge all’ azione.
Osservando che l’ altro Non è semplicemente “fortunato”, che ha delle virtù che lo portano ad ottenere dei risultati, posso riconoscere in me delle qualità che possono portarmi ad ottenere gli stessi risultati se alimentate con costanza. Questo ci porta ad agire.

E per i bambini? Come possiamo aiutarli ad alimentare l’ammirazione?
Sicuramente l’esempio dell’ adulto è l’ arma più forte che abbiamo per mostrare loro quanto si possa ammirare gli altri senza sentirsi svalutati, ma anzi, spronati a fare meglio. Ma ecco anche un rituale veloce, ma potente, prima di dormire.
Ogni sera, come per te, puoi chiedere :
Chi hai ammirato oggi?
Perché?
Cosa vorresti imparare da lui/lei?
Questo li aiuterà a rimanere concentrati sul bello, su ciò che hanno vissuto di positivo nella giornata e ad individuare le qualità che possono essere utili per rimanere in quel sentire.
Non dimenticarti , una volta a settimana, di chiedere anche:
“Cosa hai fatto tu questa settimana che merita ammirazione?”
Perché insegnare ad ammirare gli altri senza insegnare ad apprezzare se stessi rischia di fare perdere stima di sé e alimentare altri confronti.
Aspetto i tuoi commenti sull’articolo. E se hai domande o curiosità su altri argomenti, sarò felice di ascoltarti.
Manuela