Negli ultimi anni, gli studi in ambito pedagogico, le neuroscienze e l’educazione emozionale, concordano nel definire la fascia 0-6 anni come l’età di costruzione della personalità dell’individuo. Le fondamenta della casa.
Si parla moltissimo del “buon attaccamento”, del rapporto mamma-bambino. Qualcuno più evoluto inizia ad includere anche i papà e questo passaggio lo sottolineo volentieri perché sono una grande sostenitrice dell’uguaglianza genitoriale. Pari merito e pari responsabilità. Questo significa che se nostro figlio avrà problemi relazionali, la responsabilità sarà condivisa e non solo demerito della mamma, come qualcuno sostiene secondo alcune teorie.
Si declama moltissimo l’importanza di questa fascia d’età per gli apprendimenti di base su cui si fonderanno i successivi; si parla di nascita dell’autostima, del valore di sè, dell’educazione emozionale, delle competenze relazionali.
Verissimo, concordo in pieno, ma una cosa sfugge in tutto questo..  la struttura che si occuperà di nostro figlio in questo delicato periodo di formazione. Si presta tanta attenzione alla scelta della scuola primaria o secondaria incentrando l’attenzione sulla didattica differenziata, ludica; ci si informa su tutti i progetti che verranno attivati nell’anno, gli strumenti tecnologici che potranno usare, le gite proposte, il gruppo classe e si passano al radar gli insegnanti.
Ottimo dico io, sicuramente tutto questo è sinonimo di attenzione verso il proprio figlio e la sua formazione didattica/scolastica.
Ma il prima? La formazione di nostro figlio come PERSONA? Perché spesso si dà per scontato che essendo piccoli vada bene qualsiasi cosa, che i bambini si adattino e che non sia poi così importante il luogo o le persone che si prendono cura di lui. La cosa importante è l’orario comodo alle esigenze dei genitori o il fatto che sia vicino casa o che costi poco, se non addirittura che non costi nulla. Il costo, la distanza, l’orario, sono fattori che dovrebbero incidere in maniera minore sulla scelta del luogo che accoglierà nostro figlio, perché nessuno di questi elementi ci garantirà un lavoro educativo eccellente con il nostro bambino. Un costo elevato non ci dice che quella struttura si prenderà più cura del bambino rispetto ad una con una tariffa minore. Ed allo stesso modo un orario pieno dalle 7 del mattino alle 19 di sera vi garantirà di lavorare a pieno regime, ma non vi dirà se il tempo trascorso dal vostro bimbo in struttura sia stato tempo di qualità ed emotivamente soddisfacente per lui e la sua crescita.

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Sento spesso dire: “ma si, l’ho mandato lì al nido, non ero contento, ma gli facevano fare delle cose, lui andava volentieri, quindi l’ho lasciato lì, tanto era piccolo”
“Facevano delle cose”… quali cose? Ti sei mai chiesto quale fosse lo scopo di queste proposte? Quali erano le intenzioni educative?
“Non ero contento”… perché? Cosa non ti piaceva delle proposte? Del contesto? Delle educatrici? C’era qualcosa in contrasto con i tuoi valori?
“Lui andava volentieri” … cosa significa per te andare volentieri? Non piangere?
“L’ho lasciato lì tanto era piccolo”… essere piccolo dunque significa essere meno importanti? Significa comprendere meno ciò che ci accade intorno? Significa aver meno necessità?

Le false credenze inculcano il pensiero che il bambino piccolo non comprenda, che possa stare ovunque e con chiunque, che basta che non pianga e il gioco è fatto. Nulla di più sbagliato.

Un neonato è un essere creatore che va preservato, sostenuto, accolto nella sua essenza e accompagnato nel mondo.

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Il pianto è uno dei suoi modi per comunicare, ma non è l’unico e soprattutto non lo resterà per molto. Bisogna saper cogliere dei segnali sottilissimi alle volte, per comprendere il vero stato d’animo di un bambino. Dal sorriso al pianto e tutto ciò che sta nel mezzo. Gli educatori e le educatrici hanno in mano per tante ore al giorno la mente, il cuore e l’anima dei bambini, plasmabili al 100% in questa delicata fase di crescita, non si può pensare che tutto questo sia meno importante della scuola primaria. E’ un ciclo di vita (la fascia 0-6) che porta con sé la creazione dell’individuo.

“L’adulto può veramente cancellare il divino disegno fin dalle origini dell’uomo, e sempre, di generazione in generazione, l’uomo crescerà deformato nella sua incarnazione. Questo è il grande, è il fondamentale tra i problemi pratici dell’umanità. Tutta la questione è qui: che il bambino possegga una vita psichica attiva anche quando non può manifestarla, perchè deve a lungo elaborare nel segreto le sue difficili realizzazioni. Questo concetto suggerisce una visione impressionante: quella di un’anima imprigionata, oscura, che cerca di venire in luce, di nascere e di crescere e che va a poco a poco animando la carne inerte, chiamandola con il grido della volontà, affacciandosi alla luce della coscienza con lo sforzo di un essere che nasce. E nell’ambiente lo attende l’altro essere dal potere enorme, gigantesco, che lo afferra e quasi lo stritola. (…) Il bambino che si incarna è un embrione spirituale che deve vivere a spese dell’ambiente, ma come l’embrione fisico ha bisogno di un ambiente speciale quale è il seno materno, così questo embrione spirituale ha bisogno di essere protetto da un ambiente esterno animato, caldo d’amore, ricco di nutrimento: dove tutto è fatto per accogliere e niente per ostacolare. “ M.Montessori “Il segreto dell’infanzia”

Ancora oggi le neuroscienze ci parlano della “plasticità” del cervello nei primi anni di vita. L’educazione emozionale ci mostra come la creazione dell’autostima sia il tassello più importante per una vita felice. Le persone che si prendono cura del bambino, siano essi i genitori o gli insegnanti, hanno un potere enorme sulla vita di quella creatura. Possono sostenerla o possono affossarla. I criteri di valutazione dell’uno o dell’altro risvolto vanno esaminati con molta attenzione. Il bambino compie uno sforzo immane per apprendere, conservare in memoria e poi sperimentare ciò che ha appreso. Se chi trascorre con lui la giornata pensa che sia un vaso vuoto da riempire, una creazione da modellare, agirà sul bambino una serie di dinamiche disfunzionali al suo sano sviluppo psico-fisico, rischiando di comprometterne l’intera esistenza.

Risulta dunque di fondamentale importanza scegliere con cura il luogo che accoglierà il nostro bambino per gran parte della sua giornata; le persone che abitano quel luogo saranno le sue custodi, le spettatrici dello spettacolo meraviglioso del suo sviluppo. Non lasciamo che chiunque possa assistervi. Scegliamo a chi donare questo rappresentazione unica nel suo genere. E facciamone parte il più possibile, perché le repliche non sono previste.

Nei genitori si incontrano spesso bambini feriti in anni lontani, che non riconoscono la loro piaga e che alle volte ripercorrono sui figli, o si allontanano talmente tanto da sfociare nel lato opposto. Riconoscere ciò che è stato, definirlo ed elaborarlo consente di liberarsi dall’essenza creata e ricostruire la vera natura, qualunque essa sia, che è rimasta imprigionata per anni e privata della sua forza vitale. Quando un genitore riesce a guardare le proprie ferite, ad offrire al suo bambino interiore delle carezze che non ha ricevuto, quel “bravo” che non è arrivato, quel “ce l’hai fatta!” che tanto ha atteso, qualcosa si risana dentro. Non cancella, ma genera nuove memorie, nuove cellule e il cervello traccia una nuova linea ed ogni volta che riuscirà a passare per di là, la sinapsi si ingrosserà e sarà più forte, più salda. Generare nuove strade per noi stessi ci consente di avere una visione più ampia anche della nostra creatura e dei suoi bisogni. Si deve partire sempre da noi stessi per poter offrire la parte migliore di noi ai nostri figli.

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Sei anni possono essere tanti, ma se visti in prospettiva di una vita intera sono una minima parte. I PRIMI sei anni però sono quelli che sostengono o distruggono un’essenza. Siate consapevoli di questo e fate le vostre scelte pensando sempre che anche in un tempo minimo si possono creare delle profonde ferite. Che i bambini non nascono difettosi. I bambini sono perfetti. Sono gli adulti che spesso non sanno prendersene cura negli aspetti fondamentali e regalano così senso di abbandono, problemi alimentari, bassa autostima, incapacità relazionale, senso di inadeguatezza, dipendenza dall’adulto……

Abbiamo gli strumenti oggi per cambiare rotta. Fatene incetta e un uso quotidiano smisurato. Stiamo crescendo la generazione del futuro, che è già nata oggi e che è nel qui ed ora che deve fiorire.

Manuela Griso

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