Anche voi da bambini vi siete sentiti dire ” oh, è una bambina così brava e obbediente” oppure “Non obbedisce mai”?

Facciamo insieme una riflessione sul perchè sarebbe meglio non desiderare un bambino obbediente ; partiamo dal definire cosa significa per un adulto avere di fronte a sè un bambino obbediente. Generalmente si tratta di bambini composti, che fanno tutto ciò che il genitore chiede e che non danno troppo fastidio, cioè non creano troppo disagio nelle abitudini e nello stato emotivo dell’adulto di turno. La richiesta di obbedienza è una richiesta “adultocentrica” basata sulla legge del più forte e su un concetto di dominazione e autorità imposta. Un bambino educato non è sinonimo di bambino obbediente. Anche se spesso le due cose vengono confuse tra loro. Tutti i bambini sono educati, imarano ciò che vedono, che sentono e che si sentono dire.

Generalmente il bambino obbediente è tale per tre motivi principali : paura (se non sarò obbediente mi puniranno) , gratificazione esterna ( se sarò obbediente mi premieranno) o un buco d’amore ( se sarò obbediente mi vorranno bene/mi diranno bravo). A lungo termine questi non sono pilastri sufficientemente forti per la costruzione di una relazione sana adulto-bambino, e, più avanti, per la relazione con l’autorità.

Manca una base di fiducia reciproca nella quale viene contemplato il diritto di sbagliare, di riparare ma anche di comprendere le emozioni , aprire uno spazio di dialogo in questo senso a doppio canale dove la realtà e la relazione stessa non viene calata dall’alto ma costruita insieme , sullo stesso piano come esseri umani.

Dai princìpi appena elencati nasce anche il rispetto. Se rispettiamo il bambino nel suo bisogno primario di scoprire il mondo e se stesso , il bambino rispetterà noi come naturale conseguenza, non per un ruolo, non per paura o per mancanza d’amore ma come essere umano che, essendo rispettato, rispetta.

Spesso sento dire adulti dichiarare ” Portami rispetto!” , “Non mi rispetti”, ma cosa vuol dire esattamente ? E’ un concetto astratto molto complesso impossibile da comunicare a parole se non vissuto prima nell’esperienza diretta. Un bambino che non ti rispetta probabilmente non è stato rispettato, in primis nel suo diritto all’errore come maestro di vita e poi nella sua capacità critica, nella comprensione della fase evolutiva che stà vivendo o, più sottilmente, nel suo diritto di muoversi in confini chiari, sicuri, definiti e adattabili alla sua crescita.

L’ obbedienza cieca allontana il pensiero critico. Quindi la domanda da farsi è : voglio che mio figlio diventi un adulto che esegue come un soldato leggi e ordini o voglio che si chieda interiormente se li condivide oppure no ? Il messaggio intrinseco che mandiamo con la richiesta di obbedienza è che il giudizio dell’ adulto (ed in futuro dell’ autorità) valga più del suo e in futuro non saprà sentire, comprendere, far suo, il senso di giusto e sbagliato ed il perchè lo sono.

Il messaggio che mandiamo è che lui non vale, o vale in base alla sua capacità di obbedienza verso gli adulti.

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Sarà anche abituato ad essere definito in una qualche maniera, a ricoprire il ruolo che gli viene dato , “un bambino obbediente”, “un bambino disobbediente”. Disobbedire in alcuni contesti viene ritenuto persino un pregio “fa sempre quello che vuole”, “è un ribelle” ; eppure anche la disobbedienza fa parte dello stesso gioco : quello di accondiscendere o andare contro un autorità, qualcuno che ha potere, che stà sopra di noi. Nessuna delle due condizioni riesce a far accedere ad una dimensione di dialogo, rispetto reciproco e ricerca della soluzione comune. Nessuna delle due condizioni insegna l’empatia, lo spazio condiviso (fisico ed emotivo) e la ricerca di ciò che è giusto. Si tratta sempre di un gioco di potere. Una giostra da cui sarebbe meglio scendere tutti se vogliamo vedere fiorire un mondo diverso, migliore.

Recentemente ero accanto ad un bambino di tre anni che faticava a gestire il suo stato emotivo (come è normale che sia a quella età, noi siamo per loro la guida in questi casi affinchè possano conoscere e gestire efficacemente le emozioni di qualunque genere) e mentre gli dicevo “aspetto qui che ti calmi un po così poi potremo parlare” lui rispondeva “io tanto non ascolto mai, non ascolto mai nessuno e non mi calmo mai”. Questo bambino probabilmente si sarà sentito dire spesso queste parole dagli adulti, quindi le ha prese e le ha fatte sue. Quello che gli adulti gli dicono di essere lui è, in questo lui crede. Quindi se diciamo ad un bambino che disobbedisce sempre, non solo ci stiamo ponendo nella posizione dell’autorità che ha impartito un odine (e che non è stato eseguito), o di coloro che sono orgogliosi del suo disobbedire, gli stiamo anche comunicando che questo è quello che lui è, e lui tenderà ad esserlo sempre di più perchè non ha strumenti ancora per potersi costruire un alternativa.

Ad un certo punto, io credo, l’adulto deve scegliere se essere un ‘capo’, un ‘compandante’, un ‘ribelle’ o una guida , un punto di riferimento. Io credo che quanti più bambini potranno uscire dalla ‘stato’ di obbedienza /disobbedienza, tanti più adulti in futuro saranno in grando di applicare il pensiero critico, di rispettare le divergenze , di trovare soluzioni comuni invece che fare le guerre di potere e riconoscere che l’unico potere che abbiamo è quello di scegliere, e per scegliere il bene dobbiamo prima aver avuto l’occasione di poterlo riconoscere e sentire.

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