Ricordo il tempo dell’adolescenza come anni in cui la sensazione preponderante era l’INADEGUATEZZA.
Non mi sentivo bella, non mi sentivo particolarmente intelligente, né mi riconoscevo un qualche talento. Ero una delle tante. Che ci fossi o no, il mondo non se ne sarebbe accorto. Ora che sto preparando un laboratorio per pre-adolescenti e adolescenti sui canoni di bellezza nella storia e nel mondo, mi rendo conto una volta di più di quanto l’immagine che ognuno ha di sé non solo si scontra con la propria storia famigliare, ma anche con la cultura nella quale si è immersi. E mi domando, in percentuale, quanto sia innato e quanto sia indotto questo processo di Inadeguatezza perenne. Perché non sono solo io ad aver vissuto questo, ma credo la quasi totalità delle persone e ancora gli adolescenti di oggi. Per cui invito gli scienziati a ricercare una percentuale rispetto a questo, al fine di comprendere quanto la società possa fare per frenare questa sensazione che si trasforma in identità.

Quanto un canone dettato dalla massa influenza l’immagine che abbiamo di noi stessi?                                          Quanto questo condizionerà le varie aree della nostra vita?                                                                                                Quanto lavoro ci sarà da fare per modificare la visione che abbiamo fatto nostra?                                                        Siamo sicuri che lo specchio rimandi ciò che realmente siamo?


C’è chi si sente così per tutta la vita. Una sensazione che diventa identità, che non si scrolla più di dosso e che non ti permette di esprimere la tua unicità, il tuo potenziale. Dovrebbe essere una spinta verso la parte migliore di noi, non verso la creazione a tavolino di un altro me che incarna i caratteri suggeriti da altri.                                                            Che poi, questi altri, che creano tabelle, incrociano dati, sviluppano idee di perfezione malsana, loro, come sono?


L’ideale estetico poi non è assoluto, universale, riconosciuto valido in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Viaggiando nella storia e nei vari continenti si scopre come le forme rotonde fossero o siano ancora sinonimo di benessere economico, fertilità e femminilità ed addirittura si scopre una campagna di Mussolini contro la donna magra, ritenuta non adeguata per il proseguimento della razza.
Al contrario, ora, in tante culture, la magrezza viene osannata come simbolo di bellezza, senza la quale non si può essere considerate tali.

Nella storia come dicevo si passa dai corpi rinascimentali dove la prosperità era imprescindibile, alla vita chiusa in corpetti strettissimi del settecento con l’ideale della regina francese Maria Antonietta, tornando poi alle rotondità dell’ottocento e ad un novecento ricco di cambiamenti repentini:
-Anni 20 con la garçonne che rappresentava donne magre, con tagli di capelli corti, sportive e muscolose, con caratteri androgini, corpi asciutti e privi di forme.
-Anni 30 torna l’ideale estetico della donna procace, simile alle dive di Hollywood, con fianchi larghi e forme prosperose, canone che durerà fino agli  -anni 60/70 dove ritorna un po’ il modello di bellezza degli anni 20, con corpi filiformi, al limite dell’anoressia. Nasce la moda della “donna grissino”.
-Negli anni 80 torna l’amore per le forme e le curve procaci, mentre negli -anni 90 ritorna la magrezza come ideale estetico, ma creando anche un’associazione tra la forma del corpo e il cambiamento nel ruolo sociale della donna. La donna magra era una donna sicura di sè, di successo. Questa associazione tra magrezza ed emancipazione sociale femminile si afferma ancora di più nel terzo millennio, nella socialità globalizzata, dove i mass media diffondono il concetto di bellezza equivalente a magrezza, simbolo della donna vincente.
Tale associazione porta ad un aumento del desiderio di appartenenza a quella determinata categoria di persone, soprattutto da parte degli adolescenti che non avendo ancora un’identità definita e bramando l’accettazione della società, del gruppo, finiscono nella trappola culturale e si sentono completamente inadeguati a meno che non corrispondano agli ideali imposti.
Questa rincorsa all’ideale comporta una grave perdita della propria unicità, una sconfitta assicurata, creando frustrazione e depressione, anticamera di problematiche alimentari e sociali importanti.


È fondamentale dunque mostrare come i canoni di bellezza siano variabili e mai assoluti, come ogni cultura abbia una propria idea e come essa muti nel tempo.
È stato condotto un esperimento nel 2014 sulla foto di una ragazza, distribuita a 18 grafici di paesi diversi, chiedendo loro di modificare la foto con canoni di bellezza del proprio paese. Ne scaturì un interessante studio che mise in luce come non esistano canoni assoluti e dunque come sia assurdo pensare di dover arrivare ad un ideale, che non esiste, in quanto diverso in ogni parte del mondo. Si celebra così l’UNICITÀ di ogni essere umano, eliminando il concetto che solo rientrando in certi canoni ci si può definire “belli e di successo” .
È fondamentale diffondere questo tipo di conoscenza, al fine di supportare i ragazzi nel rapporto con lo specchio, che riflette un’immagine sfocata dai canoni imposti da una determinata cultura. Va smontato pezzo per pezzo la visione unilaterale della bellezza, per mostrare come ci sia tanto di bello in ognuno di noi.


Essere adolescente è sempre complicato. Le domande esistenziali compaiono sulla soglia ogni mattina; ci si interroga sulla propria identità, sui propri valori, sui pensieri, sulla sessualità, sull’amicizia, sull’amore, sulla vita e sulla morte. Avere una buona base di autostima e di visione di un sè di valore è fondamentale per affrontare questa fase della vita rimanendo fedeli a se stessi. Negli adolescenti si può trovare tanto fatica, ma anche tanto coraggio. Il coraggio di essere se stessi nonostante tutto, nonostante la società imponga determinati modelli, nonostante la velocità di questi tempi porti alle stelle o alle stalle con un semplice click. Alla mercè di chiunque tramite video rubati, foto segrete che diventano pubbliche, commenti feroci a frasi superficiali, ecco che la vita si trasforma da normale a vip, senza comprendere quanto potenziale fango ci sia accanto alle stelle.
E se per non sentirsi INADEGUATI ci si ADEGUA alle regole da influencer, si nega se stessi e i propri valori, si rischia di perdersi per sempre in un gioco che diventa più grande di noi dove le tragedie sono all’ordine del giorno.
È urgente parlare con gli adolescenti, smontare i dogmi assoluti di bellezza, di successo facile, di poca umanità e tanto egoismo. È compito dell’adulto creare nel bambino e alimentare nei ragazzi l’autostima, i loro talenti, la loro unicità come fonte di bellezza imprescindibile, di riuscita e di gioia.

La società degli adulti, i genitori, possono fare molto per salvaguardare i ragazzi dall’idea di essere sbagliati, dalla convinzione di non essere adeguati, di essere destinati a fallire. Il dialogo gentile costante, la luce puntata sui talenti e la profonda fiducia nel loro essere unici sono le chiavi per creare una base solida su cui possano fermarsi a riposare in tempi di riflessione.  Siate rifugio, siate dialogo e confronto, siate specchio reale della loro preziosa essenza. 

Siete belli. Ricordatevelo! 

Manuela Griso 

ps. Inviatemi i vostri talenti, quelli che vi riconoscete, e creiamo una rubrica di scambi di talenti. Aspetto i vostri commenti!