Cosa significa la poliabortività per una donna che si trova a vivere questa situazione ? Cosa porta nel cuore una donna che si ritrova a desiderare un figlio e non poterlo “dare alla luce”?

Ogni donna che desidera mettere al mondo un figlio lo immagina più o meno nello stesso modo, si fà l’amore con il proprio marito, compagno nel momento giusto, uovo e seme si incontrano ed avviene la magia ; poi la nausea, la pancia che cresce, le ecografie in cui si vede il bambino muoversi, la scelta del nome, la preparazione della cameretta, l’acquisto dei primi body , la placida attesa, ed il grande evento, la nascita, tra lacrime e commozione dei presenti.

Se tarda ad arrivare già sorgono le prime preoccupazioni, ma un anno circa è il tempo definito normale per la ricerca.

Poi accade la prima caduta. Tutto inizia come nella nostra favola, il mestruo ritarda, si fa la pipì ed eccolo lì il tanto desiderato positivo ! Due linee che segnalano la vita. Si iniziano a fare progetti, ci si muove cautamente perchè “hey, c’è qualcuno qui dentro!” finchè non inizi a vedere quelle macchie, rosa, poi marroni, poi rosse ed inizia a pensare “sarà l’impianto”, “sarà normale”, “mia cugina mi ha raccontato che si può sanguinare ma che poi il bambino stà bene”. Finchè le macchie non diventano un flusso, un lago inarrestabile e scuro.

“Signora non c’è più battito”, ed anche a te ti si ferma il cuore per un attimo.

“Signora può capitare la prima volta, capita a molte.”

Torni a casa, vuota, a cercare di recuperare quel battito perduto. Ti senti in colpa : “ho sollevato quel peso”, “ho camminato troppo”, “ho fatto o non fatto quella tal cosa….”. Ti divora la colpa di avere in qualche modo ammazzato quella creatura.

Poi arriva la rabbia, verso te stessa, verso il mondo intero, verso tutte quelle donne che invece ce l’hanno fatta.

Poi arriva la tristezza, la rassegnazione …poi arriva la comprensione … e il cuore ricomincia a battere ad un ritmo vitale sostenibile.

Può capitare, ti dici. Ci riprovi.

Ecco che in poco tempo arriva un altro positivo, non esulti più come la prima volta, sei scottata, hai paura, ti limiti a sperare, a controllare gli slip ogni volta che è possibile, mutanda bianca, si torna a respirare .

Il tempo passa e superi la settimana incriminata , ed inizi a pensare davvero che questa è la volta giusta, inizi a crederci davvero a goderti la gravidanza, a riposare,pensi ai nomi, lo dici alle persone a te vicine perche , dai, questa volta andrà bene! Sei persino felice di avere la nausea. Ricevi regali, scrivi un diario. Finchè un giorno il respiro si blocca, una macchia, poi due, il rifiuto “non può essere di nuovo!” . Vai in ospedale con il cuore in gola e sai che ti diranno che il bambino sta bene, che ti sei solo stancata un po… invece le vedi le facce scure che vorrebbero dire ma non dicono. Ti mandano a casa con una cura di progesterone e tanti auguri. Ma il fiume continua a scorrere. Hai le contrazioni, torni in ospedale : “non c’è battito, la cameretta si stà sfaldando signora ,la dobbiamo trattenere” e tu nel tuo letto d’ospedale non lo vuoi lasciare andare, lo trattieni come il più prezioso dei tesori e piangi anche le lacrime delle madri prima di te e quando le hai finite tutte e un medico ti ripulisce per bene la tua anima è assente, sei altrove e spenta come la vita che portavi dentro.

Torni a casa ancora più vuota, che svuoteresti tutto anche intorno a te perchè ogni cosa non ha un senso, hai perduto anche quello. Pensi che il tuo corpo non sia capace, non sia capace di fare qualcosa che dovrebbe fare in modo spontaneo e naturale, come respirare. Ti senti meno donna e ogni tua certezza si sgretola , si sfalda come quella cameretta. Crolli.

Di nuovo, frustrazione, rabbia, tristezza, rassegnazione, comprensione e risalita.

Prelievi, analisi, indagini e riempi di nuovo il vaso della speranza. Ci riprovi. Perchè le donne hanno questa meraviglia dentro, che trovano sempre la forza di rinnovarsi.

Di nuovo un positivo, qualche settimana di speranza e la caduta. Sembra un incubo, irreale, da cui svegliarsi eppure accade.

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Si parla di poliabortività quando una donna vive due o più interruzioni cliniche della gravidanza (aborti spontanei) consecutive oppure no. Le cause possono essere varie : anomalie genetiche, anomalie uterine, trombofilia, disturbi del sistema endocrino, malattie autoimmuni , a volte però non si riescono ad individuare le cause fisiche. Ad oggi si stima che è soggetta a poliabortività un 3- 5% della popolazione. Circa il 50% di chi vive la poliabortività riesce a portare a termine una gravidanza in modo naturale o attraverso la procreazione medicalmente assistita. Il restante 50% si divide tra chi abbandona la ricerca e chi sceglie altre strade di genitorialità come l’adozione o l’affido.

Fondamentale per chi vive eperienze di questo tipo è la forza emotiva e la capacità di rielaborare e superare il lutto e della donna e della coppia che viene profondamente segnata da queste perdite. Là dove si riscontano delle difficoltà meglio chiedere aiuto e sostegno, parlarne, dare una forma al dolore vissuto.

Siamo fatti di corpo ma anche di anima e memoria, per questo oltre all’indagine rispetto alle cause fisiche potrebbe essere un valore aggiunto attivare una ricerca delle possibili cause METAfisiche di ciò che sta accadendo, l’intervento delle memorie dell’anima e del nostro sistema di appartenenza.

Le opinioni in merito sono varie e a volte divergenti,ognuna con le proprie ragioni, personalmente credo che ogni aborto sia già un anima, un anima che aveva bisogno di compiere un passaggio veloce. Qualunque sia l’epoca gestazionale di questa anima , nel momento in cui una madre e/o un padre la sentono essa esiste, ha compiuto un’ esistenza nel mondo (seppur breve), ha mosso energie, ha cambiato qualcosa anche solo nella coscienza di chi le ha conosciute. La sua partenza quindi va onorata, merita un posto nella famiglia, un nome, e così anche lei è libera di andare.

Se lo hai vissuto ti starai chiedendo : “ma come trovo la forza di andare avanti dopo tutto questo?”

Un giorno alla volta avendo cura del giardino dei tuoi pensieri, delle tue azioni e delle tue relazioni. Abbandonando l’idea di dover cercare colpevoli o errori, abbandonando l’idea di non essere adeguati, abbandonando l’idea che sia questione di merito, abbandondando l’idea che il tuo corpo sia difettoso ma anzi iniziando ad amarlo ed onorarlo per quello che sta tentando di fare, avendo fiducia in te, nel tuo partner ma soprattutto nella Vita che saggia si muove tra le pieghe dell’esistenza, che conosce cose che noi non conosciamo e che, soprattutto, lavora sempre PER noi e mai contro , anche se può sembrare il contrario (è solo la nostra interpretazione quando non otteniamo ciò che vogliamo quando lo vogliamo) . Magari prima sei chiamata a fare altro, a guardare altro. Anche solo a farti domande come “perchè desidero un figlio? quale moto profondo mi muove?” (e molte altre). Non conosciamo tutto il progetto della nostra anima eppure io credo che nessun sogno nasca nel cuore senza la possibilità concreta di vederlo realizzato e che quindi ognuno possa avere la capacità di determinare il proprio destino , cambiarne la direzione in ogni momento attraverso lo scioglimento di nodi, passi concreti, SCELTE. Ogni cosa che ti accade, che ci accade, ha in seno un insegnamento, un significato profondo, a favore della gioia.

Siamo qui per quel fine ultimo, dunque tutto la sofferenza che a tratti incrocia la vita di chiunque non ci distragga da quel fine.

 

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