Educare significa tirare fuori. La missione dunque di un educatore e di una educatrice รจ quella di portare alla luce la vera essenza di ogni essere umano che incrocia il suo cammino per un certo periodo di tempo.
Oltre alla missione primordiale perรฒ, si ha un COMPITO che abbraccia e accompagna lo scopo: essere un esempio. L’ambiente in cui si vive sia esso fisico che psichico influenza fortissimamente la formazione e lo sviluppo dell’individuo. Per questo non basta prestare attenzione alla forma con cui presento l’ambiente al bambino, ma รจ l’essenza che ne fa la differenza. Un’insegnante o un educatore che ha come obiettivo primario “insegnare” dei contenuti, perderร la parte empatica di sรฉ e trasmetterร ansia, rabbia, paura.
ร necessario dunque porre sempre un accento sul proprio sentire, porsi domande (che cosa sto trasmettendo? Qual รจ il mio obiettivo? Lo sto mostrando nel modo piรน comprensibile? ) , respirare a fondo e guardare sempre il bambino come un essere in formazione, come un individuo unico e dal valore inestimabile.
Posso essere un ottimo insegnante, ma un pessimo educatore. ร indispensabile perรฒ che non sia cosรฌ. Al giorno d’oggi i bambini si trovano immersi in realtร scolastiche che devianoย il corso del loro sviluppo. Parti di essi vengono tagliate, estirpate, condannate cosรฌ fortemente e cosรฌ lungamente che possono solo morire.ย Per educare gli altri bisogna prima educare se stessi. Amarsi, accettarsi, elevarsi. Fare i conti con i propri fantasmi, le proprie paure da affrontare, le proprie emozioni da gestire . Se dico ai bambini come gestire la rabbia loro ascolteranno e proveranno a mettere in pratica, ma se quando mi arrabbio lancio grosse parole, minaccio e vado via, loro saranno portati ad esprimerla in questo modo. L’esempio รจ la formula di insegnamento piรน immediata, piรน forte, quella che verrร ricordata.
Si ha dunque un obbligo morale nella formazione non solo curricolare di sรฉ, ma soprattutto spirituale. La gestione di emozioni forti puรฒ essere difficoltosa, soprattutto dinnanzi ad un “pubblico” sensibile alle grandi manifestazioni.
Spesso gli adulti urlano frasi minacciose ai bambini tipo: ” Guarda che se continui cosรฌ non farai l’intervallo” o “Lo dico a mamma e papร ” o “Ti faccio bocciare/espellere” .Sono tutte dimostrazioni della presa di posizione volta a far comprendere al bambino o alla bambina , ragazzo/a , che siamo noi i piรน forti, che noi possiamo disporre di loro. Ma รจ questo il messaggio che vogliamo passare? ร questo il nostro obiettivo? O dietro c’รจ una difficoltร di gestione del nostro sentire?
Come posso agire affinchรฉ io riesca ad esprimere chiaramente il mio obiettivo?
Minare l’autostima e la capacitร di discernere autonomamente del bambino, non ci porterร grandi risultati, anzi, rischieremo di deviare lo sviluppo del bambino e di creare in lui dei grandissimi dubbi sulle sue reali capacitร . Avremo cosรฌ un individuo insicuro e incapace di pensare autonomamente, quindi ancora piรน problematico da gestire. Si rafforzerร invece chi abbiamo tentato invano di “piegare”, perchรฉ acquisirร la sicurezza del fatto che le nostre minacce o sono inconcludenti, o era proprio lรฌ che voleva portarci. Si evince dunque quanto l’esempio possa aiutare o distruggere un essere umano e quanto peso abbia il nostro mestiere sia sulla nostra coscienza che sulla comunitร intera.
Non si puรฒ pensare di infilare contenuti nelle teste se non si passa dal cuore. Il nostro e il loro. Bisogna trovare un contatto e poi non fare, ma ESSERE ciรฒ che puรฒ aiutarli a trovare la loro essenza.
Il primo passo รจ dunque –PORSI DOMANDE: Cosa vorrei ottenere? Quale messaggio vorrei trasmettere? Come sto portando avanti il mio obiettivo? Il bambino/ragazzo ha un ruolo attivo nella soluzione del problema?
-FORMULARE DELLE POSSIBILI ALTERNATIVE: Posso agire in modo diverso? Quali altre soluzioni possono esserci?
–PASSARE ATTRAVERSO LA CONCRETEZZA: Generalmente i processi piรน incisivi sono quelli che passano attraverso il corpo. Studiare dei laboratori, degli approcci pratici, in cui sia coinvolto il corpo e le sensazioni che ci trasmette, riflettere sul processo svolto e verificare l’effetto, sono modalitร efficaci di intervento per vivere le esperienze e non solo sentirne parlare.
–CAMBIARE IL PROPRIO PUNTO DI VISTA: Ci sono sempre almeno due modi di vedere la stessa situazione. E’ necessario indossare occhiali nuovi, cambiare posto, per poter osservare da un altro punto di vista e comprendere cosรฌ la visione di nuove possibilitร .
–METTERSI IN GIOCO: Invito gli educatori, le educatrici e gli insegnanti tutti a riflettere nuovamente sul tema della formazione spirituale, intesa come capacitร di comprensione di sรฉ e la gestione delle proprie emozioni , la consapevolezza dei propri talenti e delle difficoltร , affinchรฉ si possa essere equilibrati nello svolgere il delicato compito che abbiamo scelto: aiutare la vita.ย
La spinta emozionale che ci porta a diventare educatori, va alimentata ogni giorno nella consapevolezza che non si รจ mai arrivati. La formazione DEVE essere continua, da un punto di vista curricolare, ma anche emozionale. Abbiamo tra le mani esseri in formazione, il futuro dell’umanitร e dobbiamo averne cura. Quando mi sento stanca, affaticata da problemi di varia natura, da situazioni delicate sul lavoro o nella vita privata, temo di voltare lo sguardo e non vedere davvero il bambino, di perdermi per un attimo. Allora richiamo l’attenzione dei bambini e dico loro che ho bisogno di un abbraccio di gruppo (per chi se la sente). Tutte quelle piccole braccia che mi stringono, quegli occhietti vispi che mi guardano felici, quei cuori che battono all’unisono, mi permettono di riconnettermi con la parte piรน profonda di me e di rientrare nel loro fascio d’amore e gioia di cui ogni giorno possiamo nutrirci. Mi ricordano la bellezza dell’animo bambino, la schiettezza, la semplicitร . Ritorno al punto di partenza, rigenerata e pronta per osservare tutta la loro meravigliosa essenza.

Manuela Griso